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LE API: laboriosissime lavoratrici*

Come vivono le api? Perchè il Signore le ha create? Cosa sanno fare oltre a volare? Perchè sono state create gialle e nere? Il buon Padre che è nei cieli ha creato questi meravigliosi insetti per donarci tutta la sua dolcezza.

Vola, vola, vola...vola l'ape Maia, gialla e nera nera e gialla, tanto gaia, vola sopra un monte, sfiora il cielo, per rubare il nettare da un melo...

Questo era il testo di una canzone di un cartone animato dei tempi delle nostre mamme, quando erano bambine. La protagonista di questo cartone animato, molto amata dai bambini di quel tempo, era un'ape di nome Maia. Maia era una piccola e vivacissima ape che se n'era andata dall'alveare per esplorare il mondo. In questa sua avventura incontrava cattivi, furbi, ma anche buoni, e ai bambini di quel tempo insegnava il valore dell'amicizia, della solidarietà, dell'altruismo e dell'amore...peccato che oggi di questi cartoni animati non ce ne siano più!

L'insetto che il Padre invece ci ha donato, è un'ape con la quale Lui ci fa recapitare tutto il suo amore e tutta la sua dolcezza. Come gli altri imenotteri, l'ape ha due paia di ali, due sensibilissime antenne che usano come "naso mobile", in questo caso per individuare il profumo dei fiori a grande distanza, il corpo diviso in tre parti, cioè capo, torace e addome, due occhi composti sfaccettati, e tre ocelli in cima al capo. La bocca, un tempo addatta a masticare, con l'evoluzione si è trasformata in proboscide per succhiare e raccogliere il nettare, messo poi nell'ingluvie, una specie di secondo stomaco, in cui le api fanno la prima fase della trasformazione da nettare a miele. Alla faringe delle api si collega l'esofago, un lungo e sottile tubo che attraversa il torace fin nell'addome; lì si allarga a formare l'ingluvie, dotato di una valvola a "X" che impedisce al nettare e al miele di entrare nell'intestino quando non serve come alimento e impedisce al contenuto dell'intestino di riversarsi nell'ingluvie quando l'ape rigurgita il miele. Quando l'ape ha fame, apre semplicemente la valvola e prende la sua razione. L'ape, sempre come tutti gli altri insetti, possiede sei zampe. Le due anteriori sono dotate di peli corti e rigidi che costituiscono una spazzola, usata dall'ape per ripulire gli occhi composti, e la loro forma particolare, ripiegata, consente di formare un foro perfetto in cui far scorrere e ripulire le antenne dai granelli di polvere o di polline. Le due medie hanno anch'esse una spazzola per togliere i granuli dalle zampe anteriori e dal corpo, inoltre possiedono uno sperone che l'ape usa per staccare le lamelle di cera e per togliere le pallottoline di polline dalle cestelle, quando deve scaricarle e disporle nelle celle intorno all'alveare. Le zampe posteriori hanno dei forti e lunghi peli curvi, che formano le cestelle, dove si accumula il polline durante la raccolta. Anche queste zampe possiedono una specie di pinza naturale per raccogliere le lamelle di cera dall'addome. L'ape, poi, possiede un'arma di difesa, cioè un pungiglione. Alcune api lo possiedono dentellato, che rimane infisso nella pelle elastica dei mammiferi, così, quando l'ape cerca di allontanarsi, si condanna praticamente a morte: tutto l'apparato del veleno e una parte importante dell'intestino si strappano dal suo corpo. L'ape muore dopo un po' di giorni, ma la sua arma continua ad emettere veleno finchè non viene estratta.

La vita e la laboriosità di questo meraviglioso insetto che il buon Padre che è nei cieli ci ha donato, è veramente affascinante. L'operosità delle api è molto nota. Questi insetti sociali condividono la fama d'instancabili lavoratrici con formiche e termiti. Rappresentano l'immagine del sacrificio di una vita spesa interamente per il benessere della comunità. E la vita di un'ape non è tutt'altro facile. Fin dai primi giorni di vita come insetto adulto, l'ape operaia è destinata a lavori precisi che cambiano con l'avanzare dell'età, fino alla sua morte, di solito a dieci settimane di età, mentre l'ape regina vive cinque anni o più. Per capire l'organizzazione di un alveare partiamo dalla sua nascita: la sciamatura. L'ape regina depone da 2000 a 3000 uova al giorno, e questo fa sì che, dopo un'intensa stagione di raccolta, le api siano in grado di dividersi in due o più gruppi, ognuno con una propria regina. La nascita di una nuova regina (le cellette dedicate alla nascita di regine non sono molte, al massimo una decina) è causa di fermento nella popolazione delle api. Di solito una parte dello sciame abbandona l'alveare con la vecchia regina, mentre la nuova, dopo aver compiuto il volo nuziale si installa nel vecchio nido. Se il nido è molto popoloso ci possono essere anche altre divisioni, ma di solito la popolazione non si divide in più di tre parti. Una popolazione d'api può essere fra le 40.000 e le 100.000 operaie, e gli sciami non tendono a scendere sotto questi numeri. Le regine in eccesso purtroppo sono lasciate morire. A volte la regina, con le altre operaie, si sofferma appesa a un ramo o sotto un balcone e manda molte esploratrici in cerca di un nuovo sito adatto a costruire un nuovo alveare. Dopodichè lo sciame si sposta verso il nuovo posto trovato, costruisce il favo e quasi subito riprende il suo modo di vita regolare che ha reso così noti questi laboriosi insetti. Delle giovani operaie di 12-17 giorni di vita, chiamate ceraiole, si appendono in lunghe catene, trasudando da apposite ghiandole situate sotto l'addome piccole scaglie di cera, che, mischiate con la propoli, una sostanza resinosa raccolta dalle gemme di alcune piante e mescolata a polline, servono per costruire le cellette per le covate e per raccogliere il miele. Altre api ancor più giovani, chiamate nutrici, producono la pappa reale con cui nutrire le larve e la regina, e sono anche un po' le cuoche di casa perchè, a richiesta, hanno sempre un po' di cibo da dare alle sorelle affamate, infatti chi ha fame chiede da mangiare a una nutrice facendole il sollettico con le antenne, per poi succhiare la goccia di miele preparata dalla compagna. Il miele infatti è il "carburante" delle api, poichè fa fare loro 15 chilometri senza interruzione con la possibilità di trasportare un carico di nettare quasi come metà del loro peso. Altre ancora, dette pulitrici, si occupano della pulizia dei favi, le covatrici si occupano di riscaldare le cellette col proprio corpo, nutrite, insieme alle nutrici, dalle dispensatrici. Esistono anche delle api, dette ovificatrici, che in casi speciali possono anche deporre uova. Intanto, le bottinatrici perlustrano i dintorni in cerca di nettare. Le bottinatrici sono le api anziane, che da adulte hanno cominciato con brevi voli o coprendo il ruolo di guardiane, cioè facendo la guardia all'entrata dell'alveare, per non far entrare formiche o vespe. Raggiunto il loro ventesimo giorno di vita, sono pronte a spingersi fino a 3-4 km dall'alveare in cerca di alberi da frutto o prati ricchi di fiori. Le api si dedicano periodicamente alla raccolta esclusiva di un certo tipo di fiore, e questo è l'origine di mieli particolari nel loro sapore, come l'acacia, il castagno e l'arancio. Come molti sanno, il nettare viene raccolto dai fiori favorando così l'impollinazione delle piante. L'importanza delle api in questo contesto è tale che se dovessero sparire avverrebbe un disastro ecologico senza precedenti, scomparirebbero tantissime piante, tantissimi insetti, non si mangerebbe più frutta, nè miele e si perderebbe un rimedio per il mal di gola. Le bottinatrici entrano dunque nella corolla di numerosi fiori e aspirano con la loro particolare lingua il nettare; nel far questo involontariamente raccolgono i granelli di polline, che trasporteranno con sè da una pianta all'altra. Il nettare raccolto è ricco di sostanze nutritive e vitaminiche; già nel volo di ritorno all'alveare, raccolto nello stomaco detto ingluvie, il nettare subisce la prima trasformazione grazie a un enzima della saliva dell'ape. Le bottinatrici però sono anche coloro che si espongono più delle altre ai pericoli del mondo esterno, tanto che in Estate l'alveare può avere centinaia di perdite di bottinatrici, aggredite da uccelli, libellule, vespe predatrici e un sacco di altri nemici. Se le truppe non venissero rifornite continuamente, l'alveare si estinguerebbe. Non appena arriva nell'alveare, la bottinatrice rigurgita il nettare trasformato in liquido e lo da' alle api magazziniere, che lo trasportano dalla lingua di un'ape all'altra per farlo asciugare all'aria, fino a quando non raggiunge il sapore giusto, ma è ancora troppo liquido, così viene deposto in sottili strati nelle celle, dove viene un po' disidratato dalla ventilazione di altre api, chiamate appunto ventilatrici, che con le loro ali smuovono continuamente l'aria attorno al favo. Queste ventilatrici possono avere anche un altro compito: quando la temperatura interna supera i 36 gradi si dispongono attorno e sopra al favo e cominciano a battere le ali senza mai staccarsi da terra, e ce ne sono anche presso l'entrata che convogliano l'aria calda verso l'esterno. Se la temperatura si alza ulteriormente, uno stuolo d'operaie si incaricherà di andare a prendere acqua da spargere sul favo, mentre il numero di quelle impegnate a fare da ventilatori viventi aumenta. Il problema opposto si manifesta in Inverno, ma le api, con la stessa maniera, riescono a non far calare la temperatura del nido. Le api molto anziane, che non sono adatte più a nessun compito nel nido, diventano predatrici, cioè si occupano di saccheggiare altri alveari. Ogni ape, però, anche la più vecchia, sa che, nel bisogno, deve essere disposta a qualsiasi lavoro.

Però anche la regina ha un compito, cioè quello della riproduzione dell'alveare, che svolge deponendo migliaia di uova al giorno. Normalmente la regina comincia a deporre le uova partendo dal punto più caldo e protetto, il centro del favo. Infila l'addome in ogni celletta e vi fa cadere un uovo che poi si schiude dopo tre giorni. La larva è alimentata dalle nutrici fino al massimo sviluppo, dopodichè la sua celletta viene sigillata e lì dentro avviene la metamorfosi in adulta. Il continuo ricambio di operaie è indispensabile per rimpiazzare quelle sfinite da una vita tanto intensa. Le cellette del favo sono sempre esagonali: è la forma geometrica ideale per ottimizzare gli spazi e la quantità di cera necessaria a costruire l'alveare. Le cellette, oltre ad ospitare le api operaie, possono anche contenere il nettare durante la sua trasformazione in miele e ospitare le larve dei fuchi. Quelle più grosse, con una forma simile a una stalattite, sono per le regine. La regina, per produrre così tante uova, deve mangiare moltissimo: ogni venti uova deposte le nutrici le portano un po' di pappa reale, un liquido lattiginoso molto nutriente. La regina quindi ogni giorno mangia cibo pari a 80 volte il suo peso! E' affamatissima! La regina poi produce la "sostanza reale", un tipo di profumo molto particolare. Le operaie la leccano in continuazione e passano questo profumo alle compagne. Quando queste lo sentono sono tranquille: sanno che la regina è con loro e che in casa tutto va bene. Un alveare senza regina ha vita breve. Esistono poi anche altri profumi che favoriscono la comunicazione e il riconoscimento tra le api. C'è ad esempio l'odore di casa, ovvero l'odore che distingue le api di un alveare da altre, affinchè le bottinatrici possano riconoscere il proprio nido, senza sbagliare casa. E' un odore che nasce dal miscuglio di cera, polline e miele. Quando però le bottinatrici o le esploratrici incontrano nuovi fiori e vanno a dirlo alle altre bottinatrici che si trovano nell'alveare, usano una specie di "danza" che eseguono in una zona dell'alveare vicina all'entrata chiamata "pista da ballo". Con sè porta anche un po' di nettare che fa annusare e assaggiare alle sorelle. La danza può essere di due tipi: se il nuovo campo di fiori si trova a meno di cento metri dall'alveare la danza è semplice e circolare, se invece i fiori sono più lontani, l'ape fa una specie di danza del ventre, usando come punto di riferimento il Sole. Le altre api imparano a memoria i movimenti della collega e partono verso i fiori descritti. In verità prima di arrivare a destinazione compiono due o tre voli a vuoto, ma una volta trovata la strada non la perderanno più e cominceranno a portare a casa il nettare. Quando arrivano nel campo fiorito creato dal nostro Padre che è nei cieli, queste meravigliose creature sono attratte dai fiori dai colori vivaci: giallo, viola, azzurro, blu,..., ma non riescono a distinguere il rosso, che per loro è uguale al nero. Quindi i fiori rossi per le api è come se non esistessero. A differenza dell'uomo però riescono ad individuare l'ultravioletto. I fiori infatti a volte hanno sui petali dei "segnali" ultravioletti, sembra proprio che il Signore li abbia fatti per una pista di atterraggio per loro! E' molto difficile però ricodare a memoria tutti i fiori da cui è già stato prelevato il nettare. Così le api bottinatrici, dopo aver raccolto il nettare, marcano il fiore da cui è stato effettuato il prelievo con una goccia di profumo che significa: "In questo fiore non c'è più nettare!". In questo modo le api al prossimo volo non perderanno tempo su un fiore già..."spremuto". L'inquinamento purtroppo favorisce la morte delle api e dei fiori. Infatti sembra che le onde dei telefoni cellulari e i campi di energia dei tralicci dell'alta tensione confondano le api e impediscano loro di ritrovare la strada per l'alveare, e inoltre i fumi emessi dai tubi di scarico delle automobili danneggiano i prati fioriti e distruggono i profumi dei fiori, confondendo anche le api che di conseguenza non vanno a prelevare da quel prato. Purtroppo gli uomini molte volte sono indifferenti ai meravigliosi doni che il Padre ha donato ai suoi figli con tutto il suo cuore.

Il Padre che è nei cieli ha dotato questo minuscolo insetto di tre grandi tecnologie:

- una sofisticata bussola che prende come punto di riferimento il Sole per poter trovare un prato o ritornare all'alveare, e come il Sole cambia posizione nel cielo, niente paura! Le api sanno come aggiustare la mappa a seconda dell'ora. E se il cielo è coperto dalle nuvole? Nessun problema! Le api vedono la luce polarizzata, cioè riescono a capire dov'è il Sole anche quando le nuvole coprono gran parte del cielo;

- una sveglia incorporata ad altissima precisione, infatti le bottinatrici, dopo una faticosa giornata tra infiniti fiori si guadagnano il diritto di fare un pisolino, così si allontanano dalle zone più in movimento dell'alveare (le altre api continuano a lavorare anche di notte), si stringono l'una all'altra, scollegano le antenne e si addormentano, finchè all'alba non suona la loro "sveglia interna" ed è ora di andare a lavoro!

- una stazione meteo incorporata nell'ape che prevede un bel po' di tempo prima l'arrivo di pioggia o vento forte, cosa indispensabile per le api che devono subito tornare all'alveare, altrimenti la pioggia le bagnerebbe e le farebbe morire di freddo, o il vento forte le porterebbe troppo lontano dall'alveare. Quindi per fare una previsione del tempo sicura e attendibile, basta semplicemente dotarsi di un alveare!

Noi uomini pensiamo di aver fatto noi queste scoperte tecnologiche, ma Dio l'ha fatte moltissimo tempo prima che lo facessimo noi.

Il buon Padre attraverso questo delizioso insetto che sembra provenire dal Paradiso, ci ha fatto quattro preziosi doni per farci vivere bene:

- il miele, conosciuto fin dai tempi antichi, considerato un prezioso alimento, oggetto di molti commerci. I Babilonesi lo usavano persino per curare alcune malattie, e in una tomba egizia è stato ritrovato un vasetto ancora commestibile dopo migliaia di anni! Il miele contiene vitamine e sali minerali, che sono sostanze preziose per il nostro organismo, e fornisce molta energia, infatti è usato anche dagli sportivi, ma non solo gli uomini sono golosi di miele, infatti non sono da meno orsi, mosche, formiche e anche due insetti che hanno imparato ad imitare modi, suoni e odori delle api: la farfalla notturna "testa di morto", che riesce ad emettere un odore così simile a quello delle api che le guardiane non si insopettiscono neanche quando si presenta all'entrata e riesce anche a produrre il suono della regina, e quindi nessuno si permette di disturbarla mentre saccheggia le scorte della famiglia, inoltre a rubare alle povere api c'è il "maggiolino dell'alveare", che ha imparato a toccare le antenne delle api nutrici, proprio come fanno le api affamate, così che molte volte le operaie cadono nell'inganno e imboccano il maggiolino con una goccia di miele.

 ...E' giallo come l'oro ed è una ricchezza per ogni cellula del nostro corpo!

- la pappa reale, una secrezione con cui le api nutrici si prendono cura delle larve nei loro primi giorni di vita. L'ape regina, invece, se ne ciba per tutta la vita. E' utilizzata anche dagli uomini perchè ha proprietà energetiche e nutritive con effetti benefici.

 ...E' un vero e proprio carburante, rimette in piedi chiunque è a terra!

- la propoli è la resina che riveste l'alveare e che le api usano per disinfettare le celle, con lo scopo di impedire il diffondersi di malattie. E' una sostanza che le api raccolgono dalla corteccia e dai germogli di alcuni alberi. Per gli uomini è un ottimo disinfettante, antinfiammatorio e antisettico.

 ...E' un vero e proprio battericida naturale!

- la cera è il materiale con cui le api ceraiole costruiscono gli alveari. I Greci e i Romani, quando ancora la carta ancora non esisteva, usavano tavolette di legno su cui era steso uno strato di cera. Con bastoncini molto aguzzi si potevano così tracciare segni temporanei, impratichendosi nella scrittura. Quando il testo non serviva più si poteva cancellare passando una spatola che ripianava la cera e ne permetteva un nuovo utilizzo. Oggi noi la usiamo per candele, mastici, cera per mobili e pavimenti, per preparare colori a tempera e pastelli e anche per la cosmesi.

 ...E' con la cera e quindi le candele che si possono fare bellissime fiaccolate per ringraziare e lodare il Signore per tutto quello che ci ha donato!

In questo minuscolo insetto il Signore ha concentrato tanta scienza, tecnologia, dolcezza e fantasia. La vita dell'ape nell'alveare è simile alla nostra: tutti gli uomini sono importanti e utili in egual misura per il buon funzionamento di una comunità o di un paese, tutti sono chiamati a dare qualcosa e a rispettare le regole per amore di Dio e del prossimo. Non bisogna mai pensare o credere che il nostro operato o lavoro non serva a nulla e a nessuno o che sia più utile di quello di un altro. In ognuno di noi il nostro buon Padre ha un progetto, grande o piccolo che sia, ma importante per tanti, come nell'alveare; anche nel lavoro più umile e nascosto agli occhi degli uomini si può ugualmente amare il Signore, aiutare il prossimo e sentirsi amati dal Padre che è nei cieli. S. Gabriele dell'Addolorata diceva: "Per la santità non bisogna fare cose straordinarie, ma fare bene quelle ordinarie".

Il Signore ci ha donato le api e attraverso di loro ci ha dato tutta la Sua bontà, bisogna sempre apprezzare e rispettare questi suoi doni.

LAUDATO SII O MI SIGNORE!!!

                                                     Giorgio*

                                  *Nota della redazione: Giorgio è un bambino di 9 anni.

[LE API: laboriosissime lavoratrici*  -  Inserita il 16/07/2011]

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