IL CUORE SACERDOTALE DI GESU’

IL CUORE SACERDOTALE DI GESU’ DI FRONTE ALLA NATURA E ALL’ARTE

Il sentimento e il gusto della natura in Gesù dovette essere acquisito con l’esperienza, e la sua umanità vi trovò certamente un nuovo sentimento per giungere al Padre, e, insieme, una sorgente di gioie delicate e profonde.
Egli percepiva meglio di noi le bellezze naturali e con facilità il suo pensiero si sentiva elevato all’Autore del creato.

La terra promessa
Gesù aveva scelto come sua patria uno dei paesi più belli e più ricchi del globo. Il nome di "Terra promessa" non era una parola vuota di senso. La promessa della "Terra ove scorre latte e miele" non era un inganno.
Al tempo di Gesù, la bella patria di Israele era in pieno sviluppo.

Non aveva un clima snervante e un ambiente voluttuoso come il Bosforo e le isole della Grecia, vi regnava una bellezza distensiva e sana, con una nota un po’ malinconica verso la Giudea.
La pianura e le valli erano di una fertilità lussureggiante; dall’alto dei colli si poteva vedere: da una parte la valle simbolica del Giordano e il lago della morte, dall’altra il grande mare che conduce verso le terre d’ Occidente.
Per la sua nascita, Gesù ha scelto la città bianca, la città del pane, Betlemme, posta su un altipiano davvero ubertoso, ove crescono le viti, il frumento, i fichi e l’olivo.
Vicino a quei luoghi, si trovano i laghetti e i giardini di Salomone, la «fonte sigillata» e il «giardino chiuso», cui Salomone si compiaceva di paragonare la sua sposa.
Nazaret, ove Gesù trascorreva gran parte della sua vita, è la città dei fiori.
E’ posta sotto le rocce come un nido di colomba; domina le pianure d’Israele. Da quell’altura si gode la visione del Carmelo, la bella montagna boscosa e fiorita, che dà vita al paesaggio.
Lì a Nazaret, nella calma e nel raccoglimento, Gesù ripeterà ogni giorno il suo Ecce Venio, offrendo al Padre Celeste tutti i suoi pensieri, le sue pene, il suo lavoro, i suoi sospiri come atti di redenzione.

La Galilea, dove vivrà tre anni, è la terra dell’attività, della pesca e delle messi.
Questo centro era favorevole per lo sviluppo della sua attività.

Da Nazaret a Gerusalemme
Gesù fece varie volte il percorso che dalla Galilea conduce verso la Palestina. Per la Samaria passano tutti i pellegrini. E Gesù vi passava, attraversando le pianure di Esdrelon, in occasione delle feste religiose di Gerusalemme, tre volte all’anno.
Ciò avveniva sempre in primavera per la Pasqua e la Pentecoste, e in autunno per la festa dei Tabernacoli.
Gesù lasciava dietro a sé la catena del Libano, col monte Ermon coronato di neve; a levante c’era il mare di Galilea, bordeggiato all’orizzonte da una catena di colline; qui Gesù svolgeva il suo apostolato; a ponente invece c’era il grande mare, attraverso il quale la Buona Novella avrebbe preso il volo a grandi ali.
La grande pianura di Esdrelon in primavera era come un mare ondeggiante di verde, ove brillavano fiori di ogni colore, specialmente le anemoni rosse, che formavano tappeti più ricchi della porpora di Salomone.
Gesù amava il lavoro dei campi, l’aspetto maestoso delle montagne, le acque benefiche, i fiori profumati, tutto il creato che mostra e canta la gloria di Dio.
A primavera, l’aroma gradito dei mandorli e dei cedri profumava l’aria.
In autunno, era commovente vedere i contadini che gettavano a piene mani il grano nei campi, gli operai che tornavano al tramonto quando il sole imporporava le montagne, i greggi che da lontano sollevavano nuvole di polvere, le guardie notturne che scambiavano il loro turno.
Gesù passava presso il Tabor, il monte della sua gloria, passava a Dotain ove fu venduto Giuseppe, a Silo ove sostò l’Arca, e a Betel ove Giacobbe fece il suo sogno famoso, e in mille altri luoghi storici, ove avvennero episodi che preludevano le redenzione.
Gesù si servì dei ricordi dei suoi viaggi per raccontarci le belle e poetiche parabole del seminatore, della vigna, del buon pastore.
Se noi sapessimo comprendere e gustare la natura!
Le nostre prediche potrebbero trovarvi immagini meravigliose, capaci d’incantare il nostro uditorio.

La Giudea

La Giudea propriamente detta non aveva né la fecondità né la bellezza della Galilea e della Samaria.

Sembra che Dio abbia voluto stabilire una differenza tra il paese ove Gesù seminò la buona novella, e quello ove la stirpe deicida volle soffocare la sua voce.
La contrada era montuosa, l’acqua scarseggiava, le rocce assolate; in una parola, l’aspetto generale era triste.
Scendendo dal monte degli Olivi, Gesù vedeva il tempio con la sua massa imponente, ornato di sculture e di altre decorazioni: di qui annunziò ai discepoli il prossimo castigo, la distruzione del tempio per mezzo dei Romani.
La natura e l’arte elevano l’anima verso Dio.
Cerchiamo di gustarle e servircene nelle preghiere e nelle predicazioni. I granai ci ricordano l’Eucarestia, i torchi ci ricordano il Calvario. I fiori, le armonie, i profumi della natura cantano la gloria di Dio.
Amiamo recitare il cantico Benedicite, osservando i nostri giardini e le nostre belle campagne.

Da "Il Cuore Sacerdotale di Gesù" di

P. Leone Giovanni Dehon

[IL CUORE SACERDOTALE DI GESU’   -  Inserita il 02/06/2011]

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